Descrizione

Blaise Cendrars, Bourlinguer. Storie di porti, Traduzione di Albino Crovetto, a cura di Riccardo Benedettini - dicembre 2025
Opera pubblicata con il contributo dell'Università degli Studi di Verona, Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere

Libro di profonda ricerca psicologica ed esistenziale, Bourlinguer. Storie di porti è un volume intessuto di citazioni e impregnato di reminiscenze letterarie. Se ci atteniamo al titolo, comprendiamo che il viaggio ne costituisce l’asse portante: «bourlinguer», parola conosciuta dalla fine del XVIII secolo, significa vagare non senza fatica o avventure, un vagabondaggio spesso per mare e attraverso il mondo; il verbo è rincalzato dal sostantivo «bourlingueur», termine che definisce il ‘giramondo’ Blaise Cendrars, i cui viaggi, presi dal lato dei contenuti, ora in vista ora nascosti, ci conquistano sempre nella loro costante oscillazione tra la realtà e la fantasia. Ma accanto alle svolte avventurose e tenebrose del viaggio, si accompagnano i ricordi di un’esistenza, la ricerca spirituale della propria infanzia e delle parole per esprimerla, nel tentativo complesso e arduo, ma sempre riuscitissimo, di abolire la linearità del tempo a favore di una personale esposizione dei fatti in evocazioni simultanee di passato e presente, del sé e dell’altro.

(Dall’Introduzione di Riccardo Benedettini)

Tuttavia, malgrado le carenze della Commissione Portuale, ci sono navi d’alto mare che vengono a ormeggiarsi a Parigi, e non in periferia, ma nel cuore della città. Infatti, piccoli piroscafi il cui capolinea è al Tower Bridge e il terminal alle biglietterie del Louvre, assicurano regolarmente il collegamento diretto fra Londra e Parigi, scendendo il Tamigi, attraversando la Manica e risalendo la Senna, vengono ad attraccare silenziosamente all’interno della scenografia regale formata dalla facciata del Louvre, dalla terrazza delle Tuileries che dà sulla Rive Droite, la cupola de l’Institut de France, le vecchie case del quai Voltaire, la Rive Gauche, la cortina dei pioppi argentati più belli del mondo, e i primi a ingiallire alla fine dell’estate, che si rinserrano, nascondendo il fiume a valle, dal momento che questi tremuli centenari sono piantati sotto i moli sugli argini delle due sponde, il tronco inclinato verso la corrente, i rami pendenti sui mulinelli che crivellano, alla minima brezza, con foglie bruciacchiate che catturano – e diventano d’oro e di rame! – gli ultimi raggi del sole al tramonto che penetra attraverso gli alti rami spogli, e tutto questo sfarzo acceca gli occhi abbagliati di chi contempla dall’alto del Pont des Arts il panorama grandioso, lo scorrere maestoso delle acque nel letto calmo del fiume, l’emozionante digradare della luce in un cielo immenso e nitido, il passaggio delle cose dalla luce agonizzante all’ombra che si distende, persone raggiunte dalle tenebre dilaganti come se persone e cose si accingessero, già in vita, a entrare nella storia, nella leggenda della Città, un piede nella bellezza eterna di Parigi come si tiene un piede nella tomba di ogni eternità, mentre si accendono le prime stelle a cui rispondono i primi lucignoli dei moli visti come in trasparenza dentro un vapore crepuscolare fatto di polvere e di riflessi e che s’indovina nei recessi del tempo e nella profondità della notte che scende, troppo densa, troppo matura, troppo ricca, troppo elegante, troppo profonda, debordante e di una bellezza che vi sommerge di voluttà, dolorosa tristezza di cui ci s’innamora per tutta la vita.

(Estratti da B.C., Bourlinguer, Storie di Porti. “Parigi. Porto di Mare” pp. 331-332)

«Sì, Cendrars è carico di escrescenze. Ci sono passi che si tumefanno nel corpo del testo come veri tumori. Ci sono deviazioni, parentesi, incisi, che sono essenza e sostanza embrionale di libri a venire. C’è grande efflorescenza ed esfoliazione, e anche grande sperpero di materiale nei suoi libri. Cendrars non si maschera né segrega, come non si esaurisce completamente. Quando giunge il momento di mollare la presa, lo fa. Quando è opportuno o efficace essere breve, va dritto al punto, come un pugnale. Per me i suoi libri riflettono una assenza di consuetudini, o meglio, la sua abilità nell’infrangere una consuetudine. (Segno di vera emancipazione!) In quei paragrafi gonfi, che sono come une mer houleuse, a cui qualche lettore, apparentemente, non è in grado di far fronte, Cendrars rivela il suo spirito oceanico.» Così Henry Miller in The Books in my Life (1952), nel capitolo dedicato al nostro autore, che apparenta a Sinbad il Marinaio e Aladino dalla lampada meravigliosa, individuo dalla «vita super-dimensionale», ma anche «topo di biblioteca», la cui «vita è scritta come Le Mille e una notte».
A distanza di un decennio dalla pubblicazione degli estratti del carteggio fra Miller e Cendrars Quando scopro un bel libro, devo condividerlo con il mondo intero, e dopo il racconto inedito Una notte nella foresta, Lamantica propone la prima traduzione integrale di un’opera della sua tetralogia autobiografica, rapsodico “portolano letterario” che tocca, fra altri approdi, Venezia, Napoli e Genova.

Ph. Leonardo Modonutto, scena di Marco Cillis per lo spettacolo teatrale La Signora del gioco di Giuseppina Turra.