Jonny Costantino, Un uomo con la guerra dentro. Vita disastrata ed epica di Sterling Hayden: navigatore attore traditore scrittore alcolista – settembre 2020

Sterling Hayden è stato un attore: l’indimenticabile protagonista di Giungla d’asfalto di John Huston e Rapina a mano armata di Stanley Kubrick, nonché Johnny Guitar nell’omonimo film di Nicholas Ray. Sterling Hayden è stato un lupo di mare: a quindici anni mozzo, a diciannove secondo ufficiale, a venti capitano su navi da crociera. Sterling Hayden è stato un eroe di guerra: combatte sul fronte croato durante il Secondo Massacro Mondiale, viene pluridecorato e riceve una menzione speciale persino dal Maresciallo Tito. Sterling Hayden è stato un traditore: da ex comunista collabora con la Commissione per le Attività Antiamericane durante la Caccia alle Streghe e, per aver fatto il gioco dei Maccartisti, non smetterà di autoflagellarsi fino alla fine dei suoi giorni. Sterling Hayden è stato uno scrittore: autore di due bestseller inediti in Italia. Sterling Hayden è stato un alcolista: come vediamo nello sconvolgente documentario su di lui del 1983 dall’eloquente titolo Pharos of Chaos.
Un uomo con la guerra dentro è un viaggio in una «vita disastrata ed epica», un affondo in una personalità bigger than life, in cerca dell’uomo dietro le facce spaccate e tra le ferite sanguinanti di Sterling Hayden. Un uomo con la guerra dentro è al contempo un’indagine su un cinema bigger than cinema che chiama in causa l’autore in qualità di biografo d’eccezione nonché di cineasta.

 

Prima del 24 giugno 2019, il giorno di San Giovanni, ero lontano dall’aver visto tutto di Sterling Hayden, ma potevo dire di aver visto abbastanza. Quello che ho visto quel giorno, interamente trascorso spostandomi da una sala all’altra del Cinema Ritrovato, avrebbe rivoluzionato la mia percezione di colui che scoprî essere non solo un attore. Quello che ho visto quel giorno, nella Sala Auditorium della Cineteca di Bologna, è la sua interpretazione più grande, più disperata, più commovente: se stesso.
Il film di cui sto parlando è un’opera di sconfinamento classe 1983 dal carismatico titolo Pharos of Chaos. Al termine della visione, attorno alle 20:30, in un cantuccio della Piazzetta Pier Paolo Pasolini, dove sboccano le sale della cittadella del cinema bolognese, avrei fatto la conoscenza dell’autore di questo film abbacinante: Wolf-Eckart Bühler, Wolf per i genitori, Eckart per gli amici.
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Sterling Hayden è un robusto Stevenson dalla spiccata allure shakespeariana. Lear e Falstaff, in lui, si passano di continuo la palla. Re autodetronizzato e buffone divino, sembra essere lì lì per mettersi a piangere, prima di erompere in una fragorosa risata. Sterling Hayden è un uomo tragico in accezione moderna: non sono gli dei a rompergli le uova nel paniere, fa tutto da sé. È uno che ha interiorizzato la tragedia giungendo a un punto limite dove, delle due, una: o una drastica soluzione in stile Hemingway oppure scollinare nella commedia, far sboccare Shakespeare in Rabelais. Hayden ha scelto la seconda: l’upgrade filosofico della tragicommedia.
Più c’impelaghiamo nel film, più ci poniamo domande. Cos’è che a un certo punto ha ceduto, collassando su se stesso? C’è nella vita di questo colosso d’argilla, come in un romanzo ottocentesco, quel buio o chiaroscurale capitolo dove la spaccatura s’è prodotta e cronicizzata, il capitolo in cui drammaticamente o rocambolescamente l’eroe è diventato un antieroe? È databile e localizzabile, con altre parole, il momento in cui l’attore ha smesso di essere l’uomo che avrebbe voluto potuto dovuto, almeno ai propri occhi, essere?

(Estratto da J.C., Un uomo con la guerra dentro)

Jonny Costantino è cineasta e scrittore. Ultimi film (realizzati con Fabio Badolato, insieme sono la BaCo Productions): Sbundo (in post-produzione), La lucina (2018), Il firmamento (2012). Ultimi libri: Nella grande sconfitta c’è la grande umanità. Ritratto in forma di dialogo dell’artista da produttore (con Michael Fitzgerald, 2020), Mal di fuoco (2016), Flash Flesh. On Carax Off Carax (2014). Vive a Bologna e insegna Regia presso la Scuola d’Arte Cinematografica Florestano Vancini di Ferrara. Per Lamantica ha scritto l’introduzione Vivre est un art magique di Henry Miller-Blaise Cendrars, Se scopro un bel libro devo condividerlo con il mondo intero. Estratti del carteggio 1934-1959 (2016).

Foto di Mario Martinazzi