Descrizione

Aldo Giorgio Gargani, L’arte di esistere contro i fatti. Thomas Bernhard, Ingeborg Bachmann e la cultura austriaca. Introduzione di Marco G. Ciaurro. - IN USCITA IL 28 OTTOBRE 2017

Il contributo a questa (de)costruzione di un mondo migliore è lo scenario in cui ci inoltrano i testi su Thomas Bernhard e Ingeborg Bachmann, i quali rendono possibile la realtà ineffabile della parola presentandocela o, alla maniera di Wittgenstein, mostran-docela come materia o cosa linguistica.
Quindi l’originalità di Bernhard e della Bachmann consiste in uno stile di scrittura attraverso il quale, ciascuno in modo peculiare, produce l’apertura sull’infinità semantica del e nel linguaggio. Come ripeteva Gargani molto spesso a lezione in quegli anni, «il pensiero è propriamente l’arte di esistere contro i fatti». Questa arte di esistere contro i fatti è l’istanza veritativa della scrittura implicita, di cui l’atto stesso di scrivere si fa carico con l’«attrito del pensiero», per rendere l'esistenza sopportabile.
(Dall’introduzione di Marco G. Ciaurro)

C’è dunque un pensiero che nel corso finale del suo sviluppo, nella tensione verso il limite estremo delle sue possibilità, diventa lo stato di indifferenza che è la filosofia, dissoluzione, natura, follia, morte. È questo il pensiero che procede come correzione della propria correzione, e che al suo estremo limite mette in atto la correzione finale, che è il suicidio o l’estinzione. [...]Ma c’è un’alternativa a questa vicissitudine, ed è in questa alternativa che risiede l’unica speranza di salvezza che si può ritrovare nell’opera di Bernhard e che al tempo stesso costituisce la motivazione fondamentale di essa. Forse è un’alternativa che non risparmia, o risparmia solo secondariamente l’individuo, ma che salva l’opera, la quale sopravvive al primo ed è appunto così salva. Se il pensiero è una corsa verso la dissoluzione, esiste un’arte della riflessione che consiste nell’interrompere il pensiero esattamente prima dell’istante mortale.
(Estratto da A.G. Gargani, L’arte di esistere contro i fatti, “La frase infinita”)

Il nuovo linguaggio del quale parla la Bachmann resta un’utopia perché diversamente si cristallizzerebbe in un nuovo sistema di vincoli. Proprio perché il limite del linguaggio è insuperabile, si estrinseca la tensione della parola verso tale limite come un gesto intenzionale che spinge il linguaggio oltre le sue convenzioni e i suoi significati pietrificati. Il nuovo linguaggio non è semplicemente un linguaggio diverso, ma è la tensione dalla quale il linguaggio comune è attraversato nella misura in cui esso, come avviene in ogni gesto poetico, è intenzionato verso l’indicibile. [...]
«Il mondo così come io lo trovai» è un’espressione del Tractatus di Wittgenstein che è precisamente il mondo dal quale muovono Bernhard e Bachmann, un mondo cioè che come tale è ingiustificabile, che come tale non è suscettibile di mostrare o di suscitare valori, perché il valore è il punto nel quale la poesia fissa una sorta di appuntamento con la realtà nel quale la realtà non si trova ancora.
La letteratura, per Bernhard come per la Bachmann, diviene l’Altro dell’esistenza umana, nel senso che costituisce l’istanza di linguaggio in cui la vita con i suoi tormenti confusi va a raccogliersi, anziché disperdersi in mille schegge. Il bisogno della scrittura è il bisogno dell’Altro, quale polo di riferimento di un flusso di esperienze e di percorsi mentali che vanno alla ricerca di una dimensione e di una misura.
(Estratto da A.G. Gargani, L’arte di esistere contro i fatti, “Il pensiero raccontato”)

Aldo Giorgio Gargani (Genova, 1933 – Pisa, 2009), laureatosi in Filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa, proseguì gli studi presso le Università di Oxford e di Cambridge. Insegnò Estetica e Storia della filosofia all'Università di Pisa. Fu il massimo studioso italiano di Ludwig Wittgenstein e contribuì alla scoperta in Italia dei maggiori filosofi della tradizione britannica e statunitense, e di scrittori austriaci come Thomas Bernhard e Ingeborg Bachmann. I suoi ambiti di studio sono stati prevalentemente la filosofia del linguaggio, l'estetica, l'epistemologia, la psicoanalisi, e la cultura austriaca. Di particolare interesse è anche il suo tentativo di una scrittura filosofica narrativa, come in Sguardo e destino (1988), L'altra storia (1990) e Il testo del tempo (1992).