Descrizione

Giovanni Peli, In ricordo di Pier Paolo Pasolini, settembre 2015

«Realtà – irreale Qualcosa» dice Pasolini. La melassa vischiosa che è la realtà, i cui recettori sono le parole. «Dal linguaggio non si può uscire» dice un gemello separato alla nascita di Pasolini, Ludwig Wittgenstein. Come la mettiamo? Scrivere, scrivere, scrivere. E poi: disfare, disfare, disfare. E di nuovo: scrivere, scrivere, fino a scriversi, disfarsi e riscriversi. Il poeta è la Penelope della sua stessa tela, compone di giorno, alla luce della coscienza, scompone di notte, nelle tenebre dell’incoscienza. Ma è anche Ulisse ramingo. E Telemaco giovane. E Argo vecchio. E il Ciclope minaccioso. E Circe seduttrice. Il poeta è.
(Dalla prefazione di Flavio Santi)

Si animano i fantasmi delle pagine
ogni belva attende il suo sparo:
tacere sempre o dire la verità
nella lingua che ognuno capisce.

Ma in natura poche consolazioni
ci portano dove vogliamo davvero
in ogni goccia di sangue c'è menzogna:
troppe ombre nella nostra verità.

(In ricordo di Pier Paolo Pasolini, cit., p. 19)

Giovanni Peli (1978) nella sua ventennale attività artistica si è cimentato nei più svariati generi letterari e musicali. Tra le ultime pubblicazioni librarie citiamo la raccolta Albicocca e altre poesie (Sigismundus, 2016), In ricordo di Pier Paolo Pasolini (Lamantica Edizioni, 2015), Scappa, Gioachino!, racconto per ragazzi dedicato a Gioachino Rossini (Il Villaggio Ribelle, 2014). In ambito musicale ha recentemente intrapreso un percorso tra cantautorato ed elettronica, da cui è scaturito l'ep Specie di spazi nel 2014, edito dalle Edizioni Ritmo&Blu. Curiosità: in un articolo inserito nella pubblicazione della Cambridge Scholars Publishing The Politics of Poetics. Poetry and Social Activism in Early-Modern through Contemporary Italy (2013), Matteo Gilebbi, docente della Duke University del North Carolina, analizza la poesia di Peli L'Italia fascista nelle ossa.

Foto di Fabiana Zanola